TORNO SUBITO!

di Frank Pozzanghera

Salve Musicanidi,

non so quanto ve ne siate accorti o quanto vi interessi (stando però alle statitistiche circa 100/150 disperati continuano a passare da questo blog di musica fatto da cani pressochè ogni giorno), ma ultimamente stiamo un po' bighellonando...un po' è che ci va davvero di bighellonare, un po' è che sempre meno frequentemente ci capita di imbatterci in dischi che riescano a scuotere questi stanchi cervelli fritti alla fermata del treno e stiamo dunque riflettendo seriamente se questo sia dovuto al fatto che ci siamo rincoglioniti noi o che quanto espresso in questo contestatissimo post abbia invece un fondo di verità. Alla soluzione dell'enigma non ci siamo ancora arrivati (e questo avvellerebbe l'ipotesi che ci siamo rincoglioniti noi), ma ad ogni modo talvolta diamo un'occhio appunto ai "numeri" e non possiamo che prendere atto che comunque un bel po' di gente continua a lasciar qui il suo zampino. Questo va ad assommarsi alle centinaia di mail di gruppi emergenti che ci segnalano le loro nuove uscite sulla nostra mail musicanidi@gmail.com che, perdonateci, ultimamente non stiamo tenendo monitorata per nulla.
Ci sembrava quindi giusto dare una spiegazione, che però in verità non c'è: non sappiamo nemmeno noi che stiamo facendo, è un po' il bello di avere un blog fatto da cani che parla sempre sinceramente e pacificamente di musica e di farlo aggratis. Il bello sarebbe cioè che nulla ci obbliga a scrivere per forza qualcosa..
E dunque? Che vorrebbe significare questa pappardella? Niente, che vi facciamo tanti auguri di buon Natale e di un felice anno nuovo per ora.
Se avete una lista di dischi, o anche un solo disco uscito quest'anno, che volete segnalare fatelo pure nei commenti qui sotto. E soprattutto....

BIGHELLONATE!!!

L'antimorte di David Foster Wallace

di TheDrillerKiller

Non ti conosco bene, e non so come sono fatti i tuoi amici. Ma a me sembra che questa sia una generazione più triste, e più affamata. E la cosa che mi fa paura è che, quando arriveremo noi al potere, quando saremo noi quelli di quarantacinque, cinquant'anni, non ci sarà nessuno... nessuno più anziano... non ci saranno persone più anziane di noi che si ricorderanno la Grande Depressione, o la guerra, persone che hanno alle spalle sacrifici considerevoli. E non ci sarà nessun limite ai nostri, come dire, appetiti. E anche alla nostra smania di sperperare le cose.
 Come diventare se stessi 
 
Perché si è ucciso David Foster Wallace? Non è una domanda ma solo la constatazione di una realtà che segna l'inizio e la fine di End Of The Tour
Il biopic del riconosciuto autore nordamericano, considerato il migliore del suo tempo e paragonato ad autori fondamentali nella storia della letteratura americana e mondiale, morto suicida nel 2008, cerca di tracciare un identikit onesto e realista di una persona, non di un divo, non di un antidivo, solo una persona, anzi due. Infatti attraverso le conversazioni avute con David Lipsky, giornalista del Rolling Stone che, per realizzare un'intervista, lo accompagna in giro per gli Stati Uniti, negli ultimi cinque giorni del tour promozionale di quello che ad oggi è considerato il capolavoro dell'autore, ovvero Infinite Jest, scopriamo l'incontro di due esseri umani che cominciano a conoscersi e a conoscere meglio se stessi, semplicemente parlando. Talvolta di banalità, ma non banalmente, talvolta di massimi sistemi e quindi di cose "pesanti" ma trasmettendo leggerezza. Sono conversazioni solo apparentemente casuali, legate dal file rouge dell'intensità e dell'incredibile capacità di comunicare di questo strano personaggio che era, che è David Foster Wallace.

Bello Figo, Dio è una farsa

di Frank Pozzanghera

"Farsa è un genere di opera teatrale la cui struttura e trama sono basate su situazioni e personaggi stravaganti, anche se in generale viene mantenuto un certo realismo: si distingue nel mostrare eventi, storie e atmosfere quotidiane, ma declinate in modo grottesco e nei loro aspetti irrazionali. I temi e i personaggi possono essere di fantasia, però devono risultare credibili e verosimili" (Wikipedia)

Siamo alla farsa. Tutto è una farsa. Non so cosa avete votato a questo referendum e non me ne frega niente. Ma se siamo al punto che qualcuno potrà recarsi allo show di una semisconosciuta attrice hot per rivendicare il suo pompino, onestamente meritato a fronte del voto espresso, permettetemi di dubitare che oggi esista ancora qualcosa che possa avere un senso. Se non, appunto, la farsa stessa, almeno nella sua accezione originale di prodotto artistico.

Bello Figo non lo scopriamo oggi. Al canile lo seguiamo fin dai tempi della sua seconda hit Pasta col tonno, che ad oggi vanta circa 5 milioni e 140mila visualizzazioni su You Tube (la prima fu Mi faccio una sega che ne conta "solo" 2 milioni e mezzo). Se non ne abbiamo mai scritto prima è semplicemente perchè in verità non è affatto facile. Anche nel frangente dunque mi limiterò ad invitarvi a rileggere con attenzione la definizione utilizzata per l'incipit di questo post, ad andarvi a vedere quei video (non a caso inscindibili dalle canzoni che presentano), ed a giudicare da soli se questo ragazzino arrivato con la famiglia dal Ghana nel 2004 sia solo un deficiente o l'incontrastato Re della Farsa dei tempi che viviamo.

Earwig: Pause For The Jets

di RSK
 
Eccolo! L'ho trovato, finalmente. Dopo un anno di attesa, vana e di illusioni fugaci finalmente ho trovato il disco che fa perdere la testa. Fatta eccezione per i soliti noti, vedi Afterhours, infatti il 2016 per il momento aveva portato solo discreti album quasi tutti ascrivibili all'ondata del revivalismo infinito che sta saccheggiando la musica dei decenni andati, in questi tristi ultimi anni in cui il rock sembra relegato in secondo piano rispetto alla musica nuova. I Giovani, si sa, hanno sempre la ragione dalla loro quando si parla di 7 note, per cui mi è stato fatto notare che se non mi piacciono gli "artisti" che vanno per la maggiore è colpa mia, sono vecchio, non capisco. Infatti, non capisco, non capisco come si faccia a non saltare sulla seggiola ascoltando Pause For The Jets. Non capisco come si faccia a definirla musica antica, vecchia. Sarà forse perché questo simpatico combo di forbicine è in giro dai '90? Sarà perché la loro ricetta è semplice e consiste nel darci dentro come dei dannati? Mah. 
Di fatto i nostri eroi, originari di Columbus, Ohio, per inciso uno degli stati del Midwest che hanno tradito i democratici nelle recenti elezioni, ma poi trasferiti armi e bagagli nell'assolata California, sono già alla nona avventura discografica. Pause For The Jets infatti arriva dopo un EP due LIVE e cinque ALBUM. Il capobanda è un tizio, che si chiama Lizard McGee, che sembra il ragioniere della porta accanto e, come si vede anche dalla copertina, in generale non sembrano esattamente un terzetto di spericolati tossici dediti al sesso e al rock'n'roll. Non fatevi mai, e dico mai, ingannare dalle apparenze. 
Come ben recita la cartella stampa del gruppo gli Earwig sono uno dei segreti meglio custoditi dell'indie americano odierno e sono spontanei e spericolati. Insomma sono incredibilmente bravi! Ma dove si erano cacciati fino a ieri? Perché non avevo mai sentito parlare di loro? Eppure nei '90 era meno difficile perdersi nei meandri dei milioni di gruppi e gruppuscoli che nascono e muoiono tra un social network e l'altro oggigiorno. Domande senza risposte, ma nell'attesa di porre rimedio recuperando l'intera discografia disponibile mi sollazzo con quest'ultimo gioiello. 


Ten Second After: The Hecks, Syd Arthur, The Frightnrs, The Radio Dept.

di RSK

Nel mese dedicato ai Sex Pistols, nell'anno del Brexit non poteva che succedere quello che è successo. Che poi in fondo alzi la mano chi si fosse illuso che oltreoceano avessero messo la testa un filino a posto dopo otto anni di Barack Obama, primo presidente afroamericano e persona, insomma, minimamente normale in un sistema comunque guerrafondaio. Alzi la mano chi si fosse illuso che dalla terra dei cowboys presidenti sia di celluloide, come Ronny Reagan, che di fatto come i Bush, prima o poi non sarebbero arrivate sorprese all'altezza. E in fondo poi il tabù più grande, la sorpresa più grande, sarebbe stata vedere eletta non già Killary Clinton, il cui c.v. parla da sé, ma una donna! In un paese in cui misoginia e maschilismo travalicano evidentemente le classi sociali, le razze e le religioni. Ma poi noi stupidi cani dell'italico stivale che cazzo straparliamo a fare? Il nostro Mc Donald avvelenato ce lo siamo già ampiamente sorbito. Meglio stare zitti e pedalare che se di Medioevo si deve morire almeno sia un Medioevo con tanto fottutissimo Rock'N'Roll! Nel frattempo però niente di nuovo sul fronte occidentale. La musica continua ad essere la stessa e i pochi sussulti vengono centellinati nel tempo, sempre più dilatato. Verrebbe voglia di farsi prendere dalla foga e recensire tutti i 400 dischi ascoltati nelle ultime due settimane...mezza volta...a far tanto. Ma la musica va ascoltata e riascoltata un disco deve essere assimilato e digerito e se per caso oltre ai quattro che seguono ce ne fossero altrettanti di cui non abbiamo avuto voglia di approfondire la conoscenza, beh pazienza, sarà per la prossima volta.

Sex Pistols, l'AntiDio!

di Johnny Clash

Un caso? No, non è un caso che questo mese, nell'anno del Signore 2016, il nostro Dio siano i Sex Pistols. Era infatti un qualsiasi 26 Novembre di 40 anni fa quello che vide comparire sugli scaffali di tutti i negozi di dischi del Regno Unito il loro esordio, e cioè un 45 giri intitolato Anarchy in the UK.

Niente di così esplosivo in verità, il pezzo vendette circa 55 mila copie e raggiunse "solo" la posizione n.38 nelle classifiche di vendita inglesi, ma Anarchy si rivelò col senno di poi un biglietto da visita così efficace da potersi quasi paragonare ad una premonizione. Praticamente come se qualcuno prima di darti una sberla ti si parasse di fronte e ti dicesse guardandoti dritto negli occhi: "Preparati, perchè sto per tirarti un ceffone."

Il segreto di Luca - Ignazio Silone (1956)

di Fragoladibosco 

Della serie "I grandi classici della letteratura italiana". Di Secondo Tranquilli (a.k.a. Ignazio Silone) non avevo mai letto nulla. Non conoscevo la sua tragica storia familiare (genitori e 5 fratelli morti nel terremoto della Marsica nel 1915) né quella politica (prima rivoluzionario comunista, anti-fascista, poi socialista anti-marxista). La storia di Luca Sabatini mi ha riportato all'Italia contadina e ignorante di Carlo Levi, a quelle storie semplici ma profondissime di impegno sociale e morale. É un racconto di mala-giustizia, 40 anni scontati in carcere per un omicidio mai commesso solo per salvare l'onore di un Amore impossibile. La verità viene piano piano a galla grazie al partigiano Andrea Cipriani, il "nuovo" politico che avanza, che con passione e tenacia scoperchia la classica omertà italiana, i silenzi vergognosi del clero mettendo con le spalle al muro un intero paese che sapeva ma non voleva dire. 

Un giallo che cerca, senza successo, di riaffermare il valore della giustizia, soffocata dai codici e dagli azzecca-garbugli di manzoniana memoria. Non esiste norma penale che possa giudicare i sentimenti umani, non esiste giustizia divina che possa garantire la certezza di pena. Ne Il segreto di Luca, pubblicato nel 1956, tutti sono colpevoli: il popolo vile e ipocrita chiuso nei suoi pregiudizi verso l'ex-ergastolano, il parroco Don Serafino amico di Luca reo di aver insabbiato lo scandalo di un rapporto extra coniugale, il giudice del processo assiso sulla sua fredda giurisprudenza. Solo Cipriani regala quello slancio di ottimismo e quella voglia di fare per assicurare al "nostro" mondo un futuro più dignitoso ed equo. 

Bruce Springsteen - Born To Run, l'autobiografia

di Johnny Clash

"...un giorno uno dei miei compagni era venuto a dirmi che per continuare a fare il suo lavoro gli servivano più soldi. Gli avevo risposto che, se avesse trovato al mondo un musicista nella sua posizione più pagato di lui, sarei stato lieto di concedergli un aumento. Avevo aggiunto però che poteva risparmiarsi la fatica: bastava che andasse in bagno chiudesse la porta e si guardasse allo specchio. "E' così che funziona nel mondo reale", gli avevo spiegato, al che lui mi aveva guardato dritto negli occhi e aveva replicato senza traccia di ironia: "E noi cosa c'entriamo con il mondo reale?""

Quella di Bruce Springsteen & The E Street Band è generalmente considerata una delle epopee rock più grandiose ed affascinanti di sempre. Merito sicuramente di quelle pietre miliari del cantautorato americano che l'artista del New Jersey ha sfornato in 43 anni d'onorata carriera, ma senz'altro anche dell'alone leggendario, romantico e romanzesco che da sempre circonda la sua figura e quella dei suoi compagni d'avventura. Conosciutisi praticamente ancora teenagers e cresciuti assieme fra i locali che proponevano musica dal vivo lungo le località balneari della Jersey Shore, hanno finito col divenire l'incarnazione stessa di quei valori popolari, ed epici al contempo, messi in scena da Bruce nelle sue canzoni e nei suoi show, primo fra tutti il senso d'appartenenza ad una comunità e tutto ciò che ne consegue: amicizia, cameratismo, lealtà, coerenza, rispetto reciproco. Born to run, recante lo stesso titolo di un'altra celeberrima biografia del Boss, quella di Dave Marsh pubblicata nel 1979, ci offre per la prima volta la storia raccontata dalla soggettiva del protagonista, bravo nel non nascondersi dietro ad un mito alla "volemose tutti bene" per mostrarcene invece (per quanto concesso dal rispetto della privacy altrui) anche gli scontri, le contraddizioni, le debolezze, così da farci apprezzare ancor di più la travolgente forza alla base di un sodalizio così longevo.  A fondo pagina Springsteen ringrazia le persone che l'hanno aiutato a prepararla nella miglior forma possibile, ma la lettura confermerebbe l'assenza di qualsivoglia coautore o ghost writer: il tono è colloquiale, sciolto ed a tratti piacevolmente disordinato e sbadato. Sì, come ci mettemmo la mano sul fuoco anche per l'altrettanto ammirevole autobiografia del suo alter ego Neil Young, questa cosa l'ha davvero scritta lui.

Intervallo



Sister Rosetta Tharpe - Didn't it rain 
(versione dal DVD "The American Folk Blues Festival: The British Tours")

Il pezzo, un tradizionale spiritual nato nelle piantagioni di cotone degli States ai tempi dello schivismo, venne riportato per la prima volta su spartito nel 1919 da Henry Thacker "Harry" Burleigh.
Qui sopra in una splendida versione della madrina del rocknroll Sister Rosetta Tharpe, figura di immane influenza per i successivi Chuck Berry, Jerry Lee Lewis, Johnny Cash.

Nick Cave - Skeleton Tree (Aperta parentesi...

di Maurisio Seimani

Ricordo ancora quando nel 1992, avevo 17 anni, mi recai in un piccolo negozio di dischi del mio paesello natale per chiedere se avessero una copia di Henry’s Dream di Nick Cave. Il negoziante fece una faccia un po’ dubbiosa, poi si avviò verso gli scaffali ed infine mi si ripresentò con in mano un disco di Nick Kamen. A quel punto lasciai perdere e questo fece sì che il mio primo incontro con il cantautore australiano si rimandasse d'altri due anni, perché persa quell’occasione mi dimenticai di lui per riscoprirlo solo con il successivo Let love in

In verità l’annedoto di cui sopra altro non è che una nota di colore, che però c'entra poco con quello che sarà il nocciolo di questo post. Il punto fondamentale è infatti la ragione che mi portò a recarmi in quel negozio per richiedere il disco di Nick ("emh…Cave"). Fu una recensione di quell’album che lessi su una rivista, la quale prendeva le mosse dai primi versi della sua prima traccia: “la luna sembrava esausta come qualcosa di cui si ha compassione, sfinita e coperta di macchie senili, sopra i fili elettrici carichi della tensione della città”. "BUM!", mi dissi "Cazzo! Chi è 'sto tizio?" 

Pearl Jam Evolution, "Old school still kicks ass"!

a cura di The Wildcatter e Maurisio Seimani

Scritta dai curatori dell'apprezzata web-fanzine www.PearlJamOnLine.it, ha visto recentemente la sua pubblicazione Pearl Jam Evolution, una corposa biografia dedicata alla celeberrima band di Seattle. 
Approfondiamo il discorso con Luca Villa, co-autore dell'opera.

Piacere di conoscerti, Luca. Ten compie quest'anno 25 anni e PearlJamOnLine 15. Com'è nata all’epoca l'idea di una fanzine dedicata ai Pearl Jam e quante persone sono coinvolte ad oggi nel progetto? Avete ricevuto una cartolina o una lettera cartacea da qualche posto sperduto del mondo oppure potete considerarvi completamente “nativi digitali”? 

Ciao, piacere mio! Nel 2001 stavo frequentando l’università e per un corso congiunto di semiotica e informatica analizzai il mio video preferito della band, Do The Evolution, creando un mini sito per presentarlo al meglio. Da quel mini sito nacque pearljamonline.it che, come dici anche tu, proprio quest’anno compie 15 anni. Facendo un salto indietro fino al 1994, all’epoca ero iscritto alla prima fanzine italiana della band, Mookje, che chiuse i battenti nel 1996, quindi non siamo per niente nativi digitali, anzi. Proprio per questo Pearl Jam Evolution al momento esce solo in formato cartaceo. Old school stil kicks ass. Pearl Jam OnLine attualmente è gestito da me insieme a mia moglie, la coautrice del libro. 

Il libro appunto. I suddetti anniversari trovano oggi la loro degna celebrazione in una nuova edizione di Pearl Jam Evolution, scritta da te e dalla tua compagna Daria Moretti, con la prefazione di Gianni Sibilla. Voi la definite la "biografia più dettagliata ed aggiornata mai edita sulla band di Seattle". Siamo sicuri? Ce lo assicurate? Perchè? E poi: è vero che Sibilla è riuscito a scrivere la prefazione senza citare Springsteen?

Recentemente ho fatto un ricerca sul web e mi sono stupito nello scoprire che Pearl Jam Evolution, con le sue 472 pagine, è il libro più lungo mai scritto sulla band. Oltre ad essere il più aggiornato (stampato a settembre 2016, copre la loro carriera fino ad agosto 2016) è anche il più dettagliato, ricco di aneddoti e curiosità che non troverete in nessun altro libro, puoi starne certo. Gianni non è riuscito a scrivere la prefazione senza citare Springsteen e lo capiamo bene, ormai c’è un filo indissolubile che lega la band di Seattle al rocker del New Jersey. 

Chuck Berry, Dio sempre!

di Johnny Clash

Immaginatevi alla guida della vostra auto. Immaginate che sia una serata qualsiasi del 1944. Ed ora immaginatevi un tizio che vi punti una pistola (scarica) alla tempia e vi porti via la vettura dopo avere rapinato tre negozi a Kansas City. Ed ora provate a immaginarvi il resto. E cioè che quel tizio sia Chuck Berry.

Dio del mese, come puoi fare Chuck Berry Dio del mese? E' come bestemmiare, contravvenire al secondo comandamento, Chuck Berry è Dio sempre, non ha certo bisogno di ri-conferme del suo divin essere. St Louis, 1953: al Cosmopolitan Club tiene banco un chitarrista blues di colore, uscito solo pochi anni prima di prigione, che in barba ad ogni convenzione infiamma le serate del locale azzardando pezzi country. "La gente iniziò a chiedere in giro chi fosse quell'hillbilly nero che suonava al Cosmo. Dopo che mi risero in faccia un paio di volte, iniziarono a chiedermi di suonare altri brani country perché erano ballabili." La geniale intuizione verrà colta al volo da Leonard Chess della Chess Records di Chicago due anni più tardi, quando ascoltati i pezzi sottopostigli da Berry su consiglio di Muddy Waters si farà affascinare dalla sua reinterpretazione di un classico western di Bob Willis intitolato Ida Red, manifestando invece completo disinteresse verso i tanti brani blues contenuti nel pacchetto.
Il 21 maggio 1955 Chuck incide un riadattamento di quella canzone con la collaborazione dell'inseparabile pianista Jonnie Johnson, di Jerome Green alle maracas (quest'ultimo proveniente dalla band di Bo Diddley), di Jasper Thomas alla batteria e del grandissimo Willie Dixon al basso. La traccia viene rinominata Maybellene e quell'anno si imporrà al quinto posto nella classifica dei singoli più venduti negli Stati Uniti con quasi un milione di copie. E' l'inizio di una leggenda.

Quello che non c'è

di Maurisio Seimani

Conversazione tra due musicanidi di ieri sera:

"Ho tanti dischi in ascolto e cerco di farmeli piacere solo per tirare in piedi un paio di post per musicanidi, se no magari neanche li ascolterei"
"Eh, uguale. Stavo scrivendo lo stesso"

E ora avanti, dai, criticate. Veniteci a parlare dello splendido stato di salute in cui invece versa di questi tempi il panorama musicale, parliamo del fermento, parliamo della scena, parliamo di quanto è bello il nuovo dei Vattelapesca, parliamo dei festivals...

La verità? Una montatura, della quale peraltro dopo 4 anni che si porta avanti un blog come questo si rischia pure di far parte (anzi: si fa senz'altro parte). Nulla di quanto sopra riportato ha infatti una qualsivoglia attinenza con il mondo reale e sostanzialmente esiste solo a livello virtuale, frutto di un circolo vizioso innestato dalla rete, che quotidianamente si alimenta su autoreferenzialità, giudizi gonfiati e falsità.

Simon & Garfunkel - The Concert in Central Park (1981)

Ricorrono i 35 anni dal mitico concerto gratuito di Simon & Garfunkel a Central Park, che si tenne appunto nel grande parco newyorkese il 19.09.1981 al cospetto di circa 500.000 persone. Il tutto fu filmato e trasmesso dalla HBO e la registrazione finì per diventare il più popolare album del duo, nonchè uno dei dischi live più apprezzati di sempre, grazie a esecuzioni di profondissima intensità.
Enjoy!

25 Years After: Smells like teen spirit (released 10.09.1991)

di Johnny Clash.

"Ogni evento può essere portato al suo estremo opposto in una piccola frazione di secondo, cosa condiziona ciò? Il nostro umore..."
Kurt Cobain

“Che ci sarebbe di tanto rivoluzionario nella musica dei Nirvana?”. Più volte su alcuni forum musicali ho visto sollevare la medesima domanda, che spesso trovava peraltro una nutrita schiera di sostenitori che accorrevano a dare man forte al dubbio, evidenziando come altri gruppi meno blasonati degli anni 90 proponessero un rock più innovativo e senz’altro meno commerciale.
Impossibile. Impossibile, intendo, sollevare un quesito del genere per chi in quel periodo si trovasse nel pieno della sua adolescenza. Si presume dunque che questo venga avanzato da esponenti di generazioni precedenti o successive, ma è proprio il seguito che frequentemente incontra a imporre oggi, a 25 anni dalla pubblicazione del singolo Smells like ten spirit (era il 10 di settembre 1991), una risposta seria.