Obscured by Pink Floyd, The Dark Side Of 2015

.....and everything under the sun is in tune
but the sun is eclipsed by the moon....
("Eclipse")


GLI ANNI DEL "THE". GLI ANNI DI SYD - Il pifferaio magico alle porte dell'alba

Chi sono io per raccontare questa storia? Chi siamo noi per narrare questi eventi che sconvolsero il mondo? Come l'atterraggio delle navi spaziali nelle pianure del Nilo durante la III dinastia, 2700 anni prima di Cristo...chi sono io?
di RSK

L'appuntamento era fissato alle 3:00 Post Meridiem in un parcheggio di Brescia 2, nelle vicinanze della fermata della periferica sinistra, lui abitava li' vicino e si presento' in perfetto orario. Da lontano il suo sguardo risultava imperscrutabile, non sembrava camminasse, piuttosto pareva fluttuare armonicamente mentre l'asfalto scorreva sotto i suoi piedi come in un immaginario tapis roulant. Alcuni giorni prima era di sera, c'era buio, mi aveva rimproverato una profonda mancanza di conoscenza dei fatti. Io sostenevo la tesi  di un ragazzino di 14 anni che giustamente abbaia a tutto quello che si muove e non è disposto a scrutare ciò che rimane fermo e immutato. I Pink Floyd erano li' da molto prima che io nascessi, mentre il mio mondo divagava con successo attraverso schegge di "giorni prima" e "attimi fa" che si cristallizzavano. Eccesso di protagonismo, voglia di esserci e contare. I Militicus e i For Five Fucking Feconds erano i miei idoli. I primi sfornavano da almeno qualche mese un pesantissimo trash metal, abbaiato più che cantato e suonato a 100 mila km/h, i secondi sfoderavano chiome lungobiondissime e un portamento freak da eroinomani di vecchia data mentre lo stile glam rock li portava a suonare nei peggiori bordelli di Los Angeles. Era il 1987 e i Pink Floyd avevano appena pubblicato A Momentary Lapse Of Reason: "vecchiume" lo etichettai immediatamente, "suona come il peggio degli '80", "inascoltabile". Lui era rimasto impassibile. "E' appena uscito l'ultimo dei Letam Death...quella si che è musica"; l'accostamento non gli piacque, si avvicino' e a voce molto bassa mi disse: "Tu non conosci la storia, non sai la verità...ti sbagli e te lo posso provare". Ora Silvano Derimbenghi detto SID si avvicinava; sotto il sole d'agosto, il colorito pallido si intonava perfettamente all'abbigliamento da scolaretto in buon'uscita. Era malato, si vedeva o forse lo era per me, c'era qualcosa di poco normale in quello sguardo perso e fisso nel vuoto. Sembrava un ragazzino esile e impotente di fronte all'irruenza del mondo che si apprestava a dover frequentare, volente o nolente. Alla fine quasi a portata di mano estrasse un foglietto scritto di pugno: "Qui c'è tutto quello che ti serve sapere sulle origini, sulla loro storia e quella di Syd Barrett. Le origini dello space rock. Dischi, singoli, video, filmati, interviste, demotape, concerti da tutto esaurito e annullati. Non ti puoi sbagliare...leggi e capirai".
Le lettere in alto in rosso dicevano: "Il Pifferaio, the tea set", il primo embrione. Poi: "THE: Pink Anderson e Floyd Council, il blues". Il blues e il folk sono all'origine di tutto; negli anni precedenti all'uscita del primo album, Syd Barrett il fondatore, la divinità che scende dalla macchina, stravolge questi generi musicali con la psichedelia imperante nella scena brittanica dell'epoca. I viaggi interstellari sono ancora in fase embrionale, c'è da attrarre pubblico, bisogna convincere le masse. Le canzoni sono brevi schegge, brani divertenti, leggeri con chitarre che si perdono distorte nell'aria. C'è ancora tempo per aprire i forzieri pieni di mirabolanti segreti. Il pifferaio lo sa: UFO Club, Marquee Club, Roundhouse sono i luoghi indicati per far atterrare la nave spaziale degli extraterrestri Pink Floyd.
Silvano mi mostra la seconda sorpresa: una cassetta con su scritto The Early Singles. Poi comincia: "Syd Barrett non è solo stato il fondatore di uno dei più importanti gruppi della storia della musica del '900, ne è stato la guida, l'anima per almeno un paio d'anni, finché la magia dei suoi alambicchi non l'hanno accecato e la sua strada si è persa, poco a poco ma inesorabilmente...poi sono andati avanti gli altri. Ascolta...ascolta e capirai".
The Early Singles: i primi pezzi raccontano la storia di Arnold, Arnold Layne un ragazzo, forse un travestito che amava tanto i vestiti soprattutto quelli stesi al chiaro di luna e che in fondo gli stavano proprio bene e di un gruppo di amici che insieme si divertono a passare la giornata psichedelica perfetta: Candy and Currant Ban. Siamo di fronte al primo singolo ufficiale della band. Poi c'è la storia di Emily che vaga nella foresta alla ricerca di nuovi funghi allucinogeni con cui cibarsi e di Julia, la regina dei sogni di Roger Waters; e ancora quella di uno Spaventapasseri in un campo d'orzo con le braccia tese al vento e la testa immobile scrutando l'orizzonte che è dentro di lui. L'esordio di The Piper At The Gates Of Down (1967) è un fortunato e folgorante scrigno di pietre magiche, grezze e assurde: Astronomy Domine, Lucifer Sam, The Gnome, Bike.
Racconta ancora Pifferaio dai: Matilda Mother, Flaming, Chapter 24. Il viaggio è continuo e dalla storia di qualcuno si arriva alla storia di tutti, dell'umanità: Interstellar Overdrive. Il tutto in salsa lisergica, ovviamente. Il disco è leggenda immediatamente, almeno nella vecchia Albione. Per il resto del mondo ci vorrà qualche tempo. Per capire la grandezza del Pifferaio molto di più. 



Non c'è tempo per respirare: la fama, il successo, il mercato e i live incombono. La band è in canna ma il pifferaio si è già perso, sta esplorando altri mondi, non ha più tempo per questo, giusto solo un paio di gemme nel successivo A Saucerful Of Secrets (1968). Per un extraterrestre giunto tra noi milioni di anni luce or sono è tempo di viaggiare.
La storia dei Pink Floyd continuerà su questa terra portata avanti da altri in altro modo e con altre forme; c'è tempo giusto per Jugband Blues: "È estremamente gentile da parte vostra pensarmi qui. E vi sono molto obbligato per aver chiarito che in realtà non ci sono e mi chiedo chi potrebbe scrivere una canzone come questa...". Le redini passano a Roger Waters e agli altri. Il viaggio diventa misterioso, spaziale e alchi-mistico. I set di luci dal vivo, già sperimentati nella fase "pop" del gruppo, diventano un marchio di fabbrica. Lunghe digressioni, cavalcate psichedeliche: è già tempo di Set The Control For The Earth Of The Sun e Let There Be More Light, . Il mito si consolida, pronto a diventare universale. La THE sparisce per sempre...

Silvano è un fiume in piena: "Ora capisci?". Improvvisamente capisco chi sono, non sono più un ragazzino pieno di effimere certezze, sono un'anima che vaga nell'universo, un esploratore dello spazio che si limita a prendere frammenti di appunti. Là in fondo vedo la piana delle piramidi d'Egitto, il 31 dicembre 1999...la fine del mondo, con un concerto che non sarebbe mai esistito...un universo parallelo di mille colori.



GLI ANNI DELLA MACCHINA PERFETTA - L'urlo, l'ascia, l'atomo, la luna ed il muro di Roger.

In mezzo ci sono semplicemente i Pink Floyd. Non "i Pink Floyd di Syd Barrett" o "i Pink Floyd del dopo Waters", solo "i Pink Floyd" e basta. Il grosso problema è dunque...che aggiungere? 
di Maurisio Seimani


Il decollo è affidato ad un incalzante giro di basso, che si smorza su una marcia nella quale si insinua un organo velenoso. Le voci di Waters e Wright sussurrano la prima strofa, quella di Gilmour alza i toni per il ritornello. Lo stesso Gilmour conduce poi la cavalcata al suo epilogo con il primo di certi suadenti assoli che diventeranno parte irrinunciabile dello stile della band. Sto parlando di Let there be more light, pezzo d'apertura del già sopra-citato A sacerful of secret, che chiuso il cancello dell'alba indica fin dalle prime note nuove direzioni, come se l'astronave psichedelica ammirata nel disco precedente fosse stata costretta ad una folle virata a causa di una pioggia di meteoriti impazziti che non avrebbe potuto sostenere. Avviato verso nuove galassie, il bastimento procede ora perciò a velocità di crociera, con la promessa di non perdere mai più il controllo anche nel bel mezzo del peggiore degli incubi. E' questo piglio che negli anni a venire permetterà alla macchina perfetta di fiondarsi con grazia, e senza timore, attraverso i meandri più profondi nei quali l'auto-psicanalisi musicale si fosse mai addentrata. Ogni suo viaggio prevede sempre un piano di rientro, sia che essa se la debba vedere con l'urlo spaventoso del guerriero d'asce Eugene (Ummagumma, 1969), sia che riemerga da tutte le implosioni progressive di un'atomo primordiale della Madre Terra (per informazioni: Atom Heart Mother, 1970)sia che si ritrovi alla deriva nelle atmosfere fluttuanti e rarefatte di Echoes (da Meddle, 1971) o fra tenebrosi nembi in Obscured By Clouds (1972), planando poi maestosa sulla metà oscura della Luna in Dark Star Of The Moon, 1973) e accettando finanche di farsi accecare dai bagliori della nave fantasma del grande assente perso per strada (Wish you were here è del 1975). E proprio quando la macchina perfetta pareva potersi inceppare, ecco Roger Waters accollarsi la responsabilità di prendere il controllo della sala comandi: prima trascinando il gruppo nella cupa avventura punk-orwelliana di Animals (1977) e poi erigendo ed abbattendo in un monumentale doppio album il muro musicale più imponente della storia del rock (The Wall1979). Il commiato (di Waters, che dopo aver fatto fuori Wright e dato alle stampe l'album The Final Cut, 1983, lascerà la band) è affidato ad una ballata in 5/4 di pochi accordi che parla non di uno, ma di ben due soli che vanno a morire all'orizzonte.

Questo solo un ermetico descrittivo sommario dei contenuti del tema da svolgere, ma il quesito di partenza resta...che aggiungere? I Pink Floyd, dall'addio a Barret fino all'addio di Waters, sono semplicemente i Pink Floyd. Fate partire una qualsiasi di queste canzoni in un'ospizio o in una scuola elementare e chiedete chi sta suonando. Qualcuno saprà sicuramente darvi la risposta corretta. Una musica sempre attuale dunque? No, tutt'altro. Una musica da sempre adagiata su una parallela tanto scollegata dal nostro mondo dall'apparire semplicemente oltre, al di là anche dell'essenza stessa del concetto d'essere demodè. E quindi: immortale. I Pink Floyd di Barrett stravolgevano la forma di certa psichedelia anni 60 e trovano ancor oggi imitatori ed emuli. I Pink Floyd del dopo Waters si ispirano al loro stesso passato, cercandone nuovi spunti e celebrazioni. I Pink Floyd che stanno in mezzo hanno invece fatto qualcosa che trova appigli solo marginali con ciò che v'era prima (psichedelia barrettiana inclusa) e che nessuno, in verità, ha mai provato (o voluto) in qualche modo imitare dopo (tranne gli stessi Pink Floyd). La grandezza di questa musica cioè non è tanto quella di avere cambiato la storia del rock (che nel frattempo ha seguito a onor del vero altre vie), quanto quella di essersi incanalata su una retta spazio/tempo da sempre parallela a quella su cui si muoveva invece tutto il resto. In fuga dalle zampogne del cappellaio matto, Waters, Gilmour, Wright e Mason si sono ritrovati ad aprire porte in cui nessun altro artista avrebbe potuto imbattersi ed a percorrere sentieri attraverso i quali solo loro avrebbero potuto mantenere il controllo necessario per non perdersi. Una macchina perfetta appunto, perchè ogni suo viaggio prevedeva sempre un piano di  rientro.




GLI ANNI DI DAVID - L'operaio che tiene aperta la fabbrica dei sogni


di Fragoladibosco
   
Sunset Boulevard. E' la lunghissima strada losangelina che porta all'Oceano Pacifico l'immagine che mi balza immediatamente alla mente per i Pink Floyd degli ultimi 30 anni, quelli del post-Waters, quelli di A Momentary Lapse Of Reason, di The Division Bell, quelli dei mega-live (Delicate Sound Of Thunder e Pulse tralasciando, semplicemente per motivi temporali, il live Is There Anybody Out There: The Wall Live 1980/1981 che ripercorre i fasti del doppio The Wall), quelli di The Endless River
Sunset Boulevard, il lungo viale del tramonto. I Pink Floyd sono un sole ancora abbagliante all'orizzonte che mai verrà risucchiato dalle acque profonde del mare. I Pink Floyd erano luce, sono luce e rimarranno per sempre luce. Impossibile ricreare quella magia, quella strana alchimia, quel perfetto equilibrio tra geni. Indistruttibili e incorruttibili hanno percorso gli ultimi tre decenni con estrema grazia e semplicità, riproponendo schemi e strutture musicali oramai "classiche" per loro, movimenti solenni e grandiosi, suoni puliti e perfetti (magari anche troppo per un certo pubblico "corrotto" dalle estetiche "sporche" degli anni ottanta e novanta). Due album in trent'anni sono veramente pochi, sono forse il segno della consapevolezza che quello che veramente dovevano dire l'avevano già detto nel loro immenso passato, sono l'esempio della loro qualità morale e della loro totale assenza di presunzione. 

Erano cinque, son rimasti in quattro, uno se n'è andato per la sua strada e uno è stato risucchiato dal cielo. Ne rimangono due. Ma i Pink Floyd vanno ben oltre, non sono mai stati la somma algebrica di cervelli che inventavano o di mani che eseguivano, erano e sono e saranno un punto fermo di qualche sistema solare-musicale, una stella perpetua che mai potrai scoppiare e mai potrà diventare un buco nero, saranno il punto centrale di una galassia o di sistemi ancora più complessi. Sono la storia. 

In un dialogo del meraviglioso film di Billy Wilder, Viale del Tramonto, William Holden si rivolge a Gloria Swanson, ex grande stella del cinema muto, con queste parole "Siete Norma Desmond, la famosa attrice del muto. Eravate grande!" e lei "Io sono sempre grande, è il cinema che è diventato piccolo!". 

I Pink Floyd sono e saranno sempre grandi, è la musica che è diventata piccola.

8 commenti:

  1. Sembra quasi strano tirare avanti e parlar d'altro. Ma, in sostanza, com'altro reagire?

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  2. Sono molto peggio quelli che sui social continuano invece a parlare di quell'altro argomento straziante...sia che esprimano solidarietà, sia che esprimano dispiacere, sia che esprimano cordoglio. Ormai è la reazione collettiva a qualsiasi cosa e mi chiedo se sia la reazione giusta. Sicuramente è completamente innoqua e priva d'effetti concreti. E dunque, completamente inutile. Ti metti Je suis Charlie come foto profilo e dunque? Vuoi un'applauso?

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    1. Beh ma cosi' stai facendo il loro gioco, perdi l'occasione di dire una cosa intelligente sul tema invece di fare le scarpe ai malati di social network che poi sono l'opinione pubblica di una volta. Chissenefrega se mettono o no l'immagine sul profilo, quanti di loro hanno capito cosa sta succedendo? Tu l'hai capito? io l'ho capito? lo stiamo capendo? queste dovrebbero essere le domande...o mi sbaglio?

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  3. E' una posizione un po' troppo amara, che c'è di male se ognuno esprime la sua solidarietà come può anche sul web?

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  4. E' troppo chiedere che un assolo di David bruci Seimani e tutti i bastardi integralisti di 'sto mondo?

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  5. Maurisio Seimani8 gennaio 2015 21:42

    Io sono sempre stato dell'idea che gli auguri di compleanno debbano farsi ai vivi e che dei morti debba ricordarsi solo il giorno della scomparsa ed ecco perchè chi ha messo quella cosa in colonna la pagherà cara. Il governatore del Tennessee mi ha già chiamato sei volte oggi per lamentarsi, i vertici della CBS non vedono l'ora di farmi la pelle da anni, mancava solo questa maledizione!

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  6. Vespa, Bruno Vespa...10 gennaio 2015 05:53

    Nel frattempo volevo farvi i complimenti per il Dio dell'Anno e il posto scritto a seimani!

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